Le proposte del PD sulla Giustizia

Per noi la ‘guerra dei trent’anni’ tra politica e magistratura si è chiusa da tempo. Non ne abbiamo fatto parte, l’abbiamo condannata.

C’era il rischio di un ‘secondo tempo’ di questa partita non conclusa, ma l’impegno del Partito Democratico è stato decisivo affinché questo non avvenisse…

 

Principali proposte e azioni

  •  Daremo pieno attuazione alle Riforme Cartabia, così da rispettare gli impegni e il cronoprogramma del PNRR.
  • Adotteremo ulteriori misure per ridurre i tempi e i costi della giustizia, per dare certezze ai cittadini rafforzando le “garanzie” perché una giustizia lenta non tutela i diritti in modo uguale, avvantaggiando chi ha più mezzi economici.
    • Sul processo civile insisteremo nel favorire la deflazione del contenzioso, investendo di più sugli incentivi fiscali e incoraggiando anche l’accesso ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie, compreso l’arbitrato.
    • Sul processo penale spingeremo per l’adozione di misure di depenalizzazione, perché non tutte le violazioni debbono trovare una risposta nel processo penale; introduzione dell’istituto della ‘archiviazione meritata’, strumento innovativo per velocizzare, snellire e deflazionare il processo penale; più giustizia riparativa.
  • Completeremo la digitalizzazione del servizio e la creazione di banche dati investendo nell’ammodernamento delle strutture e nell’assunzione di nuovo personale dei tribunali e nelle cancellerie.
  • Investiremo in risorse umane, sostenendo l’attuazione e la messa a regime dell’Ufficio del Processo (tramite la stabilizzazione del personale ancora precario) e proseguendo con il reclutamento e assunzione di personale nelle cancellerie e di nuovi magistrati nei tribunali.
  • Pluralismo delle idee e circolarità delle Dopo la riforma del CSM che deve essere ATTUATA, proponiamo:
    • di istituire con legge costituzionale un’Alta Corte competente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate
    • l’avvocato in Costituzione, riconoscendone pienamente il ruolo nel processo e nell’amministrazione della giustizia
    • di rendere concretamente attuabile l’accesso in magistratura agli avvocati che sono già cassazionisti muovendo da quanto previsto dall’art.106 della Costituzione.
  • Modificheremo la Legge Severino sui Sindaci, eliminando la sospensione dalla carica con la sola condanna di primo grado, con eccezione dei reati di grave allarme sociale.
  • Istituiremo un osservatorio permanente sul fenomeno del “cortocircuito mediatico”: dopo il recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza l’obiettivo è assicurare un punto di equilibrio tra il diritto dei cittadini ad essere informati e la garanzia che i processi si celebrino nei tribunali e non nelle piazze mediatiche,
  • Magistratura onoraria. Completare la riforma garantendo un trattamento che riconosca il valoro del loro lavoro.

 

Italia 2027: la nostra visione

Per noi la ‘guerra dei trent’anni’ tra politica e magistratura si è chiusa da tempo. Non ne abbiamo fatto parte, l’abbiamo condannata. C’era il rischio di un ‘secondo tempo’ di questa partita non conclusa, ma l’impegno del Partito Democratico è stato decisivo affinché questo non avvenisse. Nell’ultimo anno sono state approvate tre riforme di grande rilevanza e a lungo attese: processo civile, processo penale, Consiglio Superiore della Magistratura e ordinamento giudiziario.

Sono provvedimenti convergenti e profondamente interconnessi, che perseguono l’obiettivo unitario di rafforzare efficienza e garanzie, ragionevole durata dei processi e certezza del diritto, trasparenza e buon andamento dell’amministrazione della giustizia. Esse hanno però bisogno di essere attuate con i provvedimenti conseguenti del Governo con importanti innovazioni organizzative e strutturali. In assenza dei decreti attuativi, le riforme non potranno entrare a regime, mettendo di conseguenza a rischio, soprattutto per quanto riguarda processo penale e civile, l’ottenimento dei fondi del PNRR.

Le riforme del processo penale e del processo civile prevedono interventi decisivi su un tema comune: la durata dei processi, la cui riduzione è fondamentale anzitutto per assicurare certezza del diritto, una migliore e più efficace tutela dei diritti, ma anche – soprattutto in ambito civile – per garantire l’ordinato svolgimento delle relazioni tra operatori economici.

La riforma del processo penale prevede maggiori garanzie a tutela del principio di non colpevolezza, potenzia i riti alternativi, introduce le pene alternative alla detenzione già nella fase della decisione e valorizza il ricorso alla giustizia riparativa, obiettivi fondamentali per il Partito Democratico.

La riforma del processo civile contiene norme per incentivare il ricorso alla mediazione, alla negoziazione assistita e all’arbitrato, con l’obiettivo di ottenere ricadute importanti in termini di deflazione del contenzioso giudiziario. Di grande rilievo, inoltre, l’introduzione del Tribunale della famiglia, che garantisce la concentrazione dinanzi a giudici altamente specializzati di controversie molto delicate, che investono da vicino la vita delle persone. Altrettanto importante, e fortemente voluto dal Partito Democratico, il potenziamento degli strumenti per il contrasto della violenza domestica, con la possibilità per il giudice civile di prenderla in considerazione indipendentemente dalla conclusione di un processo in sede penale. Si introduce un immediato coordinamento tra autorità giudiziarie civili e penali e con le forze dell’ordine.

La più recente riforma del Consiglio Superiore della Magistratura prevede, anzitutto, una nuova legge elettorale nella quale sono stati introdotti – grazie alla quota proporzionale e alla norma sulla parità di genere – elementi che vanno nella direzione di un maggiore pluralismo e imprevedibilità dell’esito delle elezioni. Inoltre, con l’obiettivo di contrastare le degenerazioni del correntismo, la riforma prevede lo stop alle nomine a pacchetto e rafforza la separazione tra funzione disciplinare e funzioni di nomina oltre a diverse misure per un sistema più “aperto” e legittimato, come il voto degli avvocati nei consigli giudiziari, attraverso la partecipazione di tutti gli attori del processo alle decisioni più rilevanti nell’amministrazione della giustizia.

Una giustizia lenta non tutela i diritti in modo efficace ed è profondamente diseguale, avvantaggiando chi ha più mezzi economici. Dobbiamo allora favorire ulteriormente la deflazione del contenzioso e la minor durata dei processi, costruire nuovi edifici destinati ad accogliere i Tribunali, intervenire sui costi della giustizia, investendo di più sugli incentivi fiscali, specie per l’accesso ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie, compreso l’arbitrato, ed incoraggiare la depenalizzazione dove necessario, promuovendo una riflessione sulla circostanza che non tutte le “viola- zioni” debbono trovare una risposta nel processo penale.

Una delle grandi sfide che abbiamo di fronte è quella di completare la digitalizzazione del servizio giustizia e adeguare l’organizzazione e l’impostazione dell’intero comparto attraverso l’organizzazione digitale degli uffici e la creazione di banche dati.

Va compiuto un ammodernamento delle strutture, investendo sulla ristrutturazione degli edifici esistenti, anche per adeguarli alla digitalizzazione, e sulle infrastrutture materiali e immateriali.

L’organizzazione dell’amministrazione della giustizia in Italia richiede un forte investimento nelle risorse umane, stabilizzando il personale ancora precario per la messa a regime dell’Ufficio del Processo e proseguendo con il reclutamento e assunzione di personale nelle cancellerie e di nuovi magistrati e magistrate nei tribunali. Proponiamo un sistema più aperto, con modelli formazione comune tra avvocati, magistrati inquirenti e giudicanti, che favorisca la circolarità delle esperienze e che renda concretamente attuabile, muovendo dall’articolo 106 della Costituzione, l’accesso in magistratura agli avvocati che sono già cassazionisti.

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