“Faccia a Faccia” con Cassano

La politica è risposta ai bisogni reali della gente sapendo dare risposte immediate e di prospettiva con l’attenzione che sia sempre tutelato l’interesse e i diritti di tutti. Indispensabile quindi un confronto reale con la gente. In questo quadro che si inserisce la bella iniziativa di cui l’articolo. L’intenzione del nostro Circolo è di prendere spunto e creare una serie di appuntamenti a Cassano di confronto con i cittadini.

Politica, propaganda, propaganda politica: tutti noi siamo al corrente della differenza etimologica
tra queste parole, ma nella sostanza cosa cambia realmente?
Una premessa è doverosa: politica non è propaganda, e mai si esaurisce in essa.
Fare politica, per noi Giovani Democratici, esula dallo sponsorizzare il Tizio o il Caio di turno,
perché è alla radice che va ricondotta ogni attività umana, al suo senso primario.
È un servizio, la politica, un servizio di cittadini verso cittadini, di persone verso persone.
È da qui che si parte, dalle persone.
Ed è da qui che ha preso avvio il nostro progetto “Faccia a Faccia”, una campagna di ascolto che ci
porta ogni sabato, fino a fine novembre, in tutte le piazze dei paesi dell’Adda-Martesana, un
incontro-dialogo tra ragazzi, noi per primi, che vivono la medesima realtà ma la percepiscono
attraverso il personalissimo filtro della propria identità. L’obiettivo è riportare ciò che ci verrà
suggerito e segnalato nei nostri circoli, attraverso questionari anonimi, per dare a ciascuno la
possibilità di cambiare la propria città. E così è avvenuto anche a Cassano.
Sabato 12 Ottobre, intorno alle 14.30, un manipolo dei nostri si è stanziato nei pressi della
biblioteca comunale, scambiando qualche parola con tutti i giovani che, sotto il sole pallido di quel
pomeriggio, si trovavano a fare un giro per il centro o a studiare.
Ad emergere dall’intreccio di domande, risposte, dubbi e chiarimenti è stata una bozza della
“Cassano” che ogni ragazzo vive, ha in mente, frequenta: le sue problematiche, le aspettative, i
desideri proiettati, più o meno consciamente, sul proprio paese.
I riscontri sono stati tanti, con la partecipazione di più di trenta giovani che hanno contribuito a
fornire un feedback che ogni buona amministrazione dovrebbe ritenere preziosissimo: tra coloro che
chiedevano maggiori attività nel centro storico della propria città e altri che riportavano alcune
osservazioni al riguardo, tra qualche amaro “tanto non cambia nulla” e qualche critica affettuosa, si
è passati dall’auspicio a veder realizzato un centro storico pedonale, battaglia a cui anche chi scrive
tiene molto, all’incentivo verso l’organizzazione di eventi di ogni sorta dal culturale al ludico.
È importante avere uno spazio nel quale si possa esprimere un pensiero e noi, con un semplice
questionario, vogliamo che i giovani di qualsiasi età e professione abbiano la possibilità di esternare
i loro punti di vista su un argomento che vivono e toccano con mano in prima persona. È stato triste
sentirci rispondere, a volte, nell’ingenuità (assolutamente comprensibile): “beh, non ho mai pensato
alle problematiche della mia città, non la frequento perché non c’è niente”.
Vivere in una realtà e ignorarla, forse perché in primis ci si sente ignorati da quest’ultima.
Noi per primi ci siamo chiesti: “cosa migliorerei della mia città? Cosa manca? Cosa potrebbe
essere incentivato di più per me, i miei amici e conoscenti, la mia famiglia?”. E ci siamo resi conto
che non sono affatto domande così scontate, che possono trovare risposta solo nel vivere con
coscienza il luogo nel quale si abita.

Per questo scendiamo in campo.

Per questo affrontiamo “faccia a faccia” i dubbi, le riflessioni, le perplessità e soprattutto le idee,
parte fondamentale di questo progetto. Ricordo una ragazza che ci disse “posso scrivere nelle cose
da migliorare che manca la luce in questa via? Ogni volta che torno a casa è sempre buio”.
Riprendendo quindi le parole d’esordio di questo articolo, spesso i giovani vedono la politica come
un mondo a sé stante, distante, perché si crede che non ci sia modo di entrare se non si hanno le
conoscenze (teoriche e pratiche) adeguate, scordando che a fare politica sono proprio le persone.
Dopotutto, se torniamo indietro nel tempo, la prima definizione della parola “politica” risale ad
Aristotele ed è legata all’etimologia del termine. Infatti, secondo il filosofo, questa parola
significava l’amministrazione della polis per il bene comune, la determinazione di uno spazio
pubblico al quale tutti i cittadini partecipano; da questo nasce il nostro impegno e la nostra
attenzione ad una fascia di età molto vicina a noi, affinché tutti possano essere resi partecipi, TUTTI.

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