Ora una grande casa del riformismo Europeo

Siamo entrati nel Pse per portare il nostro valore aggiunto

Mi gira in mente da giorni il verso di una bellissima poesia di Kipling, che dice più o meno questo: se saprai confrontarti con il trionfo e la rovina e trattare allo stesso modo questi due impostori, sarai un uomo. Ci sono tanti “se” in questa celebre composizione, tutti i “se” che elencano le virtù necessarie agli uomini per potersi dire tali. Tra tutti questi “se” ho scelto quello che può farci riflettere sul senso del momento che stiamo vivendo, da donne e uomini del Pd. Vittoria e sconfitta non sono che momenti della vita, bisogna mettersi lì di fronte ed esaminarli con la giusta
distanza. Ognuno di loro. I dubbi vanno considerati, ma gli va dato il giusto peso. Non penso che dobbiamo perdere la fiducia in noi stessi, anche se è necessario cambiare qualcosa, forse molte cose, e non credo che dobbiamo perdere la testa, quando tutto è in movimento. Invece dobbiamo ricentrare noi stessi, ripartire da qui, da noi. Penso all’identità del Pd e alle tentazioni di
snaturarlo, modificarlo, spacchettarlo.
Si chiama smarrimento. Invece quello che serve a noi adesso è altro: ci serve il coraggio delle nostre idee, che non significa andare avanti come i muli, ma sapersi rigenerare senza
perdere di vista la nostra storia. Il Pd è nato per essere il più grande partito riformista europeo ed è con questo spirito che Matteo Renzi ci ha fatto entrare nella famiglia del Pse, per
portare il nostro valore aggiunto, nella casa dei socialisti. Non ha senso voler essere qualcos’altro anche se il vestito di Macron e di En Marche paiono essere oggi l’avanguardia della politica, e per
certi versi sicuramente lo sono. Il Presidente francese è un leader importante, cui certamente guardiamo con interesse e che consideriamo un interlocutore,  ma da qui a dire che il nostro orizzonte è il suo movimento ne passa: abbiamo un compito ben più ambizioso e importante, quello di stimolare la rinascita dei democratici e progressisti europei. Del Pd e delle idee che abbiamo messo in campo resto una convinta sostenitrice, il tempo ci dirà che eravamo dalla parte giusta della storia, così come credo che la parola d’ordine di adesso sia: apertura. Dobbiamo aprire un dibattito europeo con tutte le altre forze socialiste e socialdemocratiche perché è evidente a tutti che il campo riformista europeo va rifondato sulla base di valori che devono essere rinnovati per tradursi in politiche concrete, rispondenti a esigenze nuove. Eppure, non c’è niente da dire: la sinistra ha perso la sfida del nuovo secolo: ovunque in Europa è in crisi, le istanze maggioritarie sono la chiusura, la paura del diverso, l’intolleranza e alla fine tutto questo si traduce in una immensa solitudine. Un mondo sull’orlo della disperazione, fatto di individui che hanno smarrito il senso profondo della comunità. Ecco, noi dobbiamo essere lì a tentare di ricostruire ogni giorno quella comunità, a riunire invece che a dividere, a sperare invece che a odiare. E dovremmo cominciare a cambiare anche il linguaggio: basta parlare di populismi, parliamo di popolo, cominciamo a considerare che la paura e l’odio sono solo la febbre delle persone stanche di essere sole. Proviamo a costruire una casa grande del riformismo europeo invece che pensare di chiudere la nostra perché ora abbiamo molti problemi. Direte: e che problemi! Dico: i problemi si affrontano e si risolvono, altrimenti prima o poi ritornano.
Fonte:  Democratica

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